Il Parlamento europeo rilancia la pressione su Georgia e Turchia, mettendo nero su bianco che il percorso di adesione all’Unione europea resta bloccato in assenza di progressi concreti sul piano delle riforme democratiche, dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali. Due risoluzioni dedicate a Tbilisi e Ankara, adottate nella plenaria di ieri (17 giugno), delineano un quadro di crescente preoccupazione per il deterioramento istituzionale in entrambi i Paesi, pur con differenze di contesto e intensità politica.
Nel caso della Georgia, l’Eurocamera ha parlato apertamente di un “serio e continuo arretramento democratico”, attribuendo al partito di governo monocolore di Sogno Georgiano, guidato da Irak’li K’obakhidze, la responsabilità di non aver invertito le tendenze negative in corso. Il testo sottolinea che qualsiasi impegno politico dell’Unione europea e degli Stati membri dovrebbe essere subordinato a passi “tangibili e verificabili” verso il ripristino delle garanzie democratiche.
La risoluzione è stata approvata con 436 voti favorevoli, 145 contrari e 47 astensioni, e ribadisce la solidarietà al popolo georgiano, descritto come impegnato in una battaglia per mantenere una prospettiva europea del Paese in un contesto di restrizioni crescenti e disinformazione.
Il Parlamento ha confermato inoltre la linea già adottata in precedenza sulla non riconoscibilità della legittimità del Parlamento georgiano e del presidente da esso eletto, vista la bagarre emersa dalle ultime elezioni politiche, segnate da restrizioni e violenze ai seggi e il cui esito si è dimostrato in forte contraddizione da quanto avevano annunciato gli exit poll.
Ribadendo questa posizione, Strasburgo irrigidisce ulteriormente i rapporti istituzionali con Tbilisi a un giorno di distanza dalla proposta georgiana e serba di un fronte comune tra Paesi candidati all’adesione, alla quale non è seguita alcuna risposta da parte di chi, a differenza dei promotori, ha effettivamente avviato il percorso di riforme necessario per avvicinarsi agli standard fissati da Bruxelles.
La relatrice del dossier sulla Georgia, l’eurodeputata lituana Rasa Juknevičienė (TS-LKD | PPE) ha criticato duramente il governo K’obakhidze, accusandolo di smantellare le istituzioni democratiche, comprimere il pluralismo mediatico e ricorrere a pratiche di repressione politica. “Questo è inaccettabile per un Paese candidato”, ha dichiarato, “dobbiamo ora procedere verso sanzioni coordinate”.
Le euroscettiche Serbia e Georgia spingono per un fronte comune dei Paesi candidati all’Unione
Ancora più articolato il giudizio sulla Turchia, dove il Parlamento europeo ha evidenziato come la fase di rilancio della politica di allargamento dell’Unione non stia producendo effetti concreti sul processo di adesione di Ankara, ormai in stallo dal 2018.
Questa seconda risoluzione, approvata con 381 voti favorevoli, 107 contrari e 171 astensioni, ha riconosciuto come il governo turco continui a dichiarare formalmente il proprio obiettivo di adesione, ma manchi di attivare riforme sostanziali nei settori chiave richiesti dai criteri di Copenaghen.
Tra i principali punti critici indicati dagli eurodeputati figurano il deterioramento dello Stato di diritto, le limitazioni alla libertà di stampa e di espressione, le carenze nei diritti fondamentali e le tensioni persistenti con alcuni Stati membri, in particolare Grecia e Cipro, per la gestione delle dispute nel Mediterraneo orientale.
Il Parlamento europeo ha richiamato anche la necessità di una risposta più incisiva da parte delle istituzioni europee e dei governi nazionali, criticando un approccio giudicato troppo prudente o incoerente rispetto alla gravità della situazione.
L’uso politico della magistratura e la crescente pressione sull’opposizione da parte del governo di Recep Tayyip Erdoğan aveva portato il Parlamento europeo a chiedere nel 2019 la sospensione del processo di adesione per la Turchia. Secondo il relatore del dossier, l’eurodeputato spagnolo Nacho Sánchez Amor (PS | S&D), a distanza di anni, la risposta della Commissione è ancora “timida” e rischia di indebolire la credibilità dell’Unione e dei suoi valori.
Nel complesso, le due risoluzioni confermano il ruolo del Parlamento europeo come garante coerente e determinato dei valori fondanti dell’Unione, in particolare dello Stato di diritto, della democrazia e delle libertà fondamentali. La prospettiva di allargamento è infatti credibile se ancorata a criteri chiari e non negoziabili, che costituiscono la base stessa dell’ordine giuridico e politico europeo.
Nel caso della Georgia, il Parlamento ha rafforzato un messaggio di responsabilità e tutela della democrazia, esercitando una pressione politica crescente affinché le autorità invertano un preoccupante arretramento istituzionale, con l’eventuale adozione di misure sanzionatorie presentata come strumento per sostenere la società civile georgiana nel suo orientamento europeo. Per quanto riguarda la Turchia, la centralità del Paese quale alleato nella NATO rende per il Parlamento ancora più essenziale un chiaro riallineamento agli standard democratici europei, oggi assenti.
Il messaggio politico di Strasburgo è coerente e lineare: le porte dell’Unione europea restano aperte, ma solo un impegno credibile e verificabile a favore delle riforme democratiche può trasformare la prospettiva europea di Georgia e Turchia in un percorso concreto.

